(AGI)
- Torino, 17 gen. - Ancora scioperi spontanei e blocchi stradali, gia'
pero' rimossi, dei lavoratori metalmeccanici nel torinese. Un centinaio
di dipendenti del Polo di Chivasso ha, infatti, bloccato per circa
un'ora il casello 'Chivasso centro' sulla Torino-Milano. Due ore di
sciopero sono state fatte dai dipendenti della Pininfarina di
Grugliasco con il blocco, a Torino, di Corso Allamano. Sciopero anche
all'Automotive Lighting Italia' con blocco della direttissima per
Venaria e, infine, manifestazione dei lavoratori dell'Avio che hanno
bloccato la statale per Pinerolo.
Quarto giorno di mobilitazione
dei metalmeccanici torinesi contro il blocco delle trattative per il
rinnovo del contratto di categoria. In diverse aziende del torinese si
sono svolti scioperi e vi sono state anche manifestazioni con
temporanei blocchi stradali.
A Torino circa 500 lavoratori
della Pininfarina hanno sfilato in corteo in corso Allamano, creando
problemi alla circolazione stradale. Un centinaio di lavoratori della
Automotive Light ha effettuato un presidio a Venaria, alle porte di
Torino, e quelli della Skf sulla strada statale per Pinerolo (Torino).
Questa
mattina sono poi scesi in sciopero anche i lavoratori del polo di
Chivasso che in un centinaio hanno bloccato l’uscita Chivasso centro
sdell'autostrada Torino-Milano.
Airaudo: fatti non ultimatum
«Gli
scioperi e le azioni spontanee dei metalmeccanici di Torino e del
Piemonte - afferma Giorgio Airaudo, segretario della Fiom torinese -
smentiscono Federmeccanica e Montezemolo: gli operai sanno fare i conti
e non sopportano gli inganni, non si può per mesi riconoscere
l’esistenza di un problema salariale, non si possono riconoscere i
rischi del lavoro industriale, dopo stragi come quella della
Thyssenkrupp, parlare di svalutazione del lavoro e poi alla prima prova
concreta non essere disposti a dare aumenti ragionevoli, garantire
orari accettabili e certi che sono la precondizione di qualunque
cultura della sicurezza. Non vogliamo altre parole - conclude - ma
vogliamo fatti e non ultimatum».
Airaudo (Fiom): "Gli operai non accettano inganni"
Torino, 17 gen. (Apcom) - Quarta giornata di scioperi a Torino e
in Piemonte per il rinnovo del contratto. Stamattina, oltre 300
lavoratori del polo industriale di Chivasso (delle aziende Emarc,
Mac, Ceva, Nct, Fontana) hanno effettuato due ore e mezza di
sciopero con manifestazione e corteo fino all'autostrada
Torino-Milano.
Due ore di sciopero anche alla Pininfarina di Grugliasco, con
circa cinquecento lavoratori che hanno sfilato in corteo su corso
Allamano. Corteo sulla direttissima per le Valli di Lanzo per i
lavoratori della Automotive Lighting Italia (gruppo Marelli) di
Venaria. Corteo sulla statale per Pinerolo da parte dei
lavoratori dell'Avio Skf di Villar Perosa. Scioperi anche agli
stabilimenti Denso di Poirino e Carmagnola, alla Alessio Tubi di
La Loggia (un'ora con presidio davanti ai cancelli), alla Valeo
di Santena e alla Teksid di Carmagnola (un'ora con corteo
interno).
Scioperi anche nelle altre provincie piemontesi: nella provincia
di Verbania si sono registrate fermate alla Lagostina, alla
Bialetti, alla Alessi, alla Perucchini, alla Travi Profilati; nel
cuneese agitazioni alla Valeo di Mondovì (450 addetti), alla
Bitron di Dronero (350 addetti), alla Alstom di Savigliano (1.200
addetti), alle Acciaierie Riva di Lesegno (300 addetti).
Giorgio Airaudo, segretario regionale della Fiom torinese, ha
commentato: "Gli scioperi e le azioni spontanee dei
metalmeccanici di Torino e del Piemonte smentiscono
Federmeccanica e Montezemolo: gli operai sanno fare i conti e non
sopportano gli inganni, non si può per mesi - ha affermato -
riconoscere l'esistenza di un problema salariale, non si possono
riconoscere i rischi del lavoro industriale, dopo stragi come
quella della Thyssenkrupp, parlare di svalutazione del lavoro e
poi alla prima prova concreta non essere disposti a dare aumenti
ragionevoli, garantire orari accettabili e certiche sono la
precondizione di qualunque cultura della sicurezza. Non vogliamo
altre parole ma vogliamo fatti e non ultimatum".