I postumi dell'alluvione

Rassegna Stampa, Archivio della Memoria — Inviato da ombra @ 21:27

dal blog di ombra

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Era un po' di tempo che non parlavo delle mie vallate. Di solito mi piace descriverne le particolarità o le tradizioni, le modalità di coltivazione dei prodotti o le storie che la montagna conserva.

Invece ogni tanto tocca dover riprendere in mano le fila di discorsi fatti mesi addietro e che si rivelano tragicamente esatti. Sto parlando di alluvione e di morti. Dei 4 morti che la Val Pelice ancora piange oggi. Erano state poche le voci che si erano levate denunciando la non casualità di alcuni eventi, che invece erano da ricercarsi in un approccio ottuso e non curante del territorio, messo in atto da molte amministrazioni comunali.

Tra le voci, anche io in questo blog, con due articoli che ricostruivano l'idiozia della sordità:

Val Pellice: 4 morti annunciate - Val Pellice: la parola disgrazia

Oggi viene pubblicato su La Stampa un articolo che riferisce dell'iscrizione nel registro degli indagati, del sindaco di Villar Pellice, con l'accusa gravissima di omicidio colposo plurimo e disastro colposo. Un'accusa pesante e, a mio avviso, piovuta un po' come un capro espiatorio. Perchè è vero che ci sono responsabilità indubbie dell'Amministrazione comunale, ma è altresì corretto dire che queste responsabilità non possonoessere portate solo da questo sindaco. Il disastro dello scorso maggio è il risultato di decenni d'incuria e di cattivi investimenti sul territorio. Il risultato di molteplici livelli istituzionali che non hanno avuto come priorità la conservazione e la tutela dei torrenti e dei loro alvei.

Spiace aver ragione e spiace dover constatare che dopo 6 mesi in Val Pellice come in Val Chisone, come in tutte le zone colpite dall'alluvione, non si è mosso ancora nulla.

Di seguito trovate l'audio della trasmissione Ritagli di Radio Beckwith che si è occupata del Post alluvione in Val Pellice. Tra le altre cose è interessante ascoltare l'intervista al Sindaco di Torre Pellice che si trova costretto a dire che, per ora, gli abitanti della valle non possono sperare nella risistemazione degli alvei, perchè i soldi non ci sono.

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In questi giorni sta piovendo. Dobbiamo ricominciare a guardare con paura i fiumi?


Morto

Rassegna Stampa — Inviato da ombra @ 10:08
INFORTUNI: TORINO, GIOVANE AGRICOLTORE INDIANO MUORE SCHIACCIATO DA TRATTORE

Torino, 24 ott. - (Adnkronos) - Un giovane bracciante agricolo e' rimasto vittima questa mattina  dell'ennesimo infortunio sul lavoro mortale. L'incidente e' accaduto a Buriasco, nel Torinese e la vittima e' un ragazzo di 28 anni di nazionalita' indiana che e' rimasto schiacciato da un trattore.
Secondo quanto ricostruito dai carabinieri il giovane stava lavorando a bordo del mezzo quando e' sceso in seguito ad una avaria del veicolo. Per cause ancora da accertare, forse perche' lasciato in folle, il trattore gli e' andato addosso e lo ha schiacciato.
(Ato/Pn/Adnkronos)

Sulle dichiarazioni di La Russa

Rassegna Stampa — Inviato da ombra @ 12:05

COMITATO VAL PELLICE PER LA DIFESA DEI VALORI DELLA RESISTENZA
E DELLA COSTITUZIONE REPUBBLICA

Comunità Montana Val Pellice - Via J. Lombardini 2  -  10066 Torre Pellice

In un paese normale il ministro La Russa - dopo le sue affermazioni sui militari di Salò - avrebbe dovuto, per coerenza, dare le proprie dimissioni per incompatibilità con la nostra Costituzione, nata dalla Resistenza. Anzi, il  Governo stesso  avrebbe dovuto sfiduciare il proprio Ministro. Ma così non sarà perché, in Italia, la Destra parlamentare e governativa guarda ancora al fascismo, se non con ammirazione, come un veniale peccato di gioventù della storia del nostro Paese.
Oggi c’è ancora una distinzione intoccabile per ogni democratico: i partigiani combatterono per la libertà di tutti mentre i repubblichini difesero un regime totalitario, padre delle infami leggi razziali.
L’umana pietà non si nega a ogni vittima, ma è netto il rifiuto di definire “patrioti”, al pari dei partigiani o dell’esercito antifascista, quei repubblichini che rivolsero le armi contro coloro che, gli anglo-americani,erano diventati gli alleati fondamentali dell’Italia nella riconquista della libertà e della democrazia.
Il ministro La Russa si deve dimettere.
Si esprime al Presidente della Repubblica tutto il nostro affetto per il suo impegno a difesa dei principi fondanti la nostra Costituzione.

Il Comitato


[Sestriere] Miss e clandestina arrestata al concorso

Rassegna Stampa — Inviato da ombra @ 16:25

Ecco l'idiota articolo de La Stampa. Cominciano le soffiate sullo status di clandestino o meno.

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SESTRIERE
Bella lo è senz’altro, con tutti i "requisiti" necessari per partecipare alle semifinali di Miss Muretto, a Sestriere, tranne uno: Beatrice Ndyae, 20enne senegalese, è una immigrata clandestina.

Per questo, la polizia l’ha arrestata alla vigilia delle semifinali, grazie a una "soffiata" anonima, una lettera anonima spedita all’Astol Models Management di Udine, la società che gestisce i concorsi di Miss Muretto e Miss Padania, alle questure di Udine, Pordenone e ai carabinieri di Sestriere, dopo che la giovane si era aggiudicata a Pontebba, in provincia di Udine, l’accesso alle semifinali del concorso che lancia vallette e veline.

La ragazza aveva dato false generalità, quella vera è Mame Diarra Bousso Ramatullay Nduaye, ed era stata espulsa dall’Italia a Pordenone a giugno. A mettersi in moto è stato l’Ufficio Immigrazione di Udine. È bastato - riporta il quotidiano del nord est Il Gazzettino - un controllo al terminale: i poliziotti di Pordenone avevano notificato l’11 giugno un decreto di espulsione a una certa Ndiaye, in Italia senza permesso dal 14 settembre del 2007. La ragazza si è fatta identificare con il suo passaporto senegalese ed è stata fotosegnalata. Dopo avere ignorato il decreto di espulsione Mame-Beatrice si è presentata il 19 giugno in passerella a Pontebba. Ad ogni sfilata si è presentata come Beatrice Ndyae, residente a Pordenone.

Poi, una volta messosi in moto il meccanismo della giustizia, l’arma dei carabinieri ha fatto un controllo al villaggio olimpico del Sestriere: nella camera A32 c’era Beatrice-Mame, che ha subito capito che non avrebbe potuto partecipare alla semifinale di Miss Muretto. La giovane è stata portata nel carcere di Torino Lo Russo e Cutugno e l’udienza di convalida per il fermo si terrà lunedì mattina nel tribunale di Pinerolo.


Tangenziale centro

Rassegna Stampa — Inviato da pm @ 10:29

Nel blog bertola.eu dove si parla di Pinerolo.

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Ho già parlato in passato di come, pur essendo assolutamente a favore di nuove infrastrutture, la voglia delle istituzioni pubbliche - in particolare piemontesi - di scavare e riscavare mi sembri alquanto sospetta. Potete quindi immaginare la mia reazione quando sul giornale di oggi ho trovato non una ma due belle sparate di Mercedes Bresso.

La prima è quella secondo cui la Regione Piemonte sarebbe pronta ad investire 25 milioni di euro sulla linea ferroviaria Pinerolo - Torre Pellice, in crisi perché i passeggeri sono pochi e i costi sono molti. Ammettiamo pure che abbia senso, per qualche ragionamento di interesse pubblico, mantenere in servizio una ferrovia antieconomica invece di metterci un bel bus, come avviene ormai su tutti i percorsi extraurbani non principali; bene, a cosa servono questi soldi? Servono a buttare via i treni e sostituirli con dei supertram, costruiti appositamente per poter circolare sia su binari stradali che su binari ferroviari.

Peccato che subito dopo si precisi che siccome Pinerolo è piccola e di Torre Pellice non ne parliamo, in realtà non ci sarà alcun tratto stradale; semplicemente, i nuovi supertram circoleranno sui binari dei vecchi treni, fermandosi alle vecchie stazioni, e offrendo lo stesso servizio di prima. Al massimo, visto che accelerano e frenano più velocemente, si piazzeranno un paio di fermate extra in mezzo ai campi, sperando che ci si materializzi prima o poi qualche passeggero. Sfugge quindi a chi serva l’investimento; a parte ovviamente la Alstom di Savigliano, che questi supertram li costruisce.

Tuttavia, questa idea è una bazzecola se la si confronta con la successiva: la Bresso vuole costruire un tunnel autostradale a quattro corsie sotto Torino, partendo dal sottopasso di corso Unità d’Italia, passando sotto il Valentino e piazza Vittorio, e sbucando sul LungodoraItalgas. Firmando un accordo con Di Pietro all’ultima settimana da ministro, si vuole costruire un’opera che vien via per due lire, pare un paio di miliardi di euro; che peraltro non sarebbero sufficienti per questa e per le altre autostrade da costruire in zona, per cui la nuova opera sarebbe costruita da privati che poi imporrebbero un pedaggio. all’altezza dell’

Ora, io posso capire che ci voglia del tempo per arrivare in centro da sud e che possa far piacere l’idea di abbreviarlo; tuttavia, un’opera del genere non servirebbe certo per convogliare le auto in piazza Castello, per prima cosa perché non si capisce dove potrebbero costruire degli svincoli autostradali in mezzo alla città senza devastarla, per seconda cosa perché è noto che dove l’autostrada incoccia la città si crea una coda e il tunnel si limiterebbe quindi a spostare l’attesa in avanti di qualche chilometro riversando auto su vie non in grado di accoglierle, per terza cosa perché non si capisce chi pagherebbe due o tre euro di pedaggio a botta per risparmiare dieci minuti sui viali, e per quarta cosa perché non ci hanno detto che tra poco metteranno l’ecopass anche a Torino, e che comunque dobbiamo scordarci di arrivare in centro con le auto?

Infatti, si dice, lo scopo dell’opera non sarebbe tanto portare il traffico in centro, ma velocizzare l’attraversamento nord-sud della città. Capisco che se uno arriva da Savona e va ad Aosta debba fare un lungo giro (che peraltro si accorcerà quando finiranno corso Marche), ma ha senso scavare un megatunnel per togliere traffico dalla tangenziale e portarlo sotto il centro città?

Restano i soliti dubbi sulla pianificazione dei trasporti dell’area torinese; da una parte si fa una metropolitana bellissima, che però costa e fa fatica a venire finita; dall’altra però si vuol fare la tangenziale centro con annesse devastazioni e cantieri. Da una parte si incrementano costi e divieti per andare in centro, dall’altra si costruisce un parcheggio proprio sotto piazza san Carlo. Per questo sembra che l’idea sia di costruire megaopere ovunque, più che di pianificarle con cura.

Ora, se i soldi che sprecano fossero i loro, potremmo ignorarli; ma sono i nostri, e se per tutto questo ci dobbiamo subire uno Stato che in un solo anno aumenta le entrate fiscali del dieci per cento - cioé più o meno quello che gli stipendi guadagnano in cinque anni quando va bene -, creando cittadini sempre più poveri e politici sempre più ricchi e liberi di sprecare e regalare, la cosa comincia a diventare molto preoccupante.


[Post-Olimpiade] L'Agess e la beffa

Rassegna Stampa — Inviato da ombra @ 08:31

Dal blog di ombra

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Di solito non mi interessa farlo. Ma questa volta è diverso. Molto diverso. Ecco una roba che ho messo anche su Indymedia Piemonte.

Erano stati inquisiti ed adesso si comincia a giungere alle fasi processuali interessanti. Non stiamo parlando di uno di quei processi che fanno scalpore. Nulla di tutto questo. Uno di quei processi minori come ce ne sono tanti in Italia, per uno di quei fallimenti pubblici minori, come ce ne sono tanti in Italia. Cosa vuole che siano 4 milioni e mezzo di euro di buco per un'agenzia pubblica, nei confronti del buco Alitalia e o dei bilanci Telecom? Nulla. Però per una valle alpina che ha vissuto nel miracolo olimpico (o piuttosto nella sua speranza), possono rappresentare una delle poche chanche per il futuro.

L'AGESS era stata creata per questo: per il futuro della Valle. "Agenzia per lo sviluppo sostenibile della valle" si leggeva nei documenti che la vedevano nascere e che fatalmente ne segnavano anche l'epitaffio. Già perchè sviluppo sostenibile per molti non vuol dire altro che "una buona modalità per fare un po' di soldi". Per carità, non dappertutto è così. Molto spesso tuttavia, specialmente in quelle zone di provincia che vedono arrivare tanti soldi tutti assieme (come per le Olimpidi in Val Pellice), l'appetito vien mangiando.

Le vicende dello sviluppo sostenibile della Val Pellice, le avevamo già raccontate in precedenza sulla vecchia indymedia. Qui c'è l'inizio della storia. Qui il suo tragico seguito.

Dopo quasi 2 anni è venuto il momento di tornare a fare il punto della situazione su di un processo che ricalca molto bene quanto è ruotato intorno alle Olimpiadi.

Della ventina di denunciati della fase iniziale del processo, si è giunti lo scorso 22 febbraio all'udienza preliminare per i 3 soli fortunati vincitori: Riccardo Lorenzino, l'ex-presidente della Spa per lo sviluppo della Val Pellice , Gianclaudio Magra, che di quella società era il direttore, e Mario Sandretto, segretario della Comunità montana Val Pellice all'epoca dei fatti ed anche oggi. I primi due sarebbero responsabili di bancarotta semplice e malversazione. Sandretto, invece, deve rispondere di "falso" in merito a una firma per quietanza su una fattura: contestazione che il pm Ciro Santoriello nel luglio scorso aveva esteso a Lorenzino e Magra.

Il 20 marzo è arrivato il responso: per Sandretto condanna a due mesi di reclusione (condonati) per il reato di falso. Per quanto riguarda Lorenzino, e Magra, il Gup ha "sposato" la tesi della Procura, rinviandoli entrambi a giudizio per bancarotta semplice, malversazione e falso. Il processo inizierà il 4 giugno, ma un dato è quello che salta agli occhi: queste cose si sapevano fin dal 2006 e chi provava a tirarle fuori all'epoca veniva anche minacciato.

Nel frattempo la Valle che ha fatto? Come ha reagito?

Nel frattempo il partito dei costruttori (leggi PD) ha continuato la sua opera di lottizzazione della valle. Le tre persone inquisite e condannate per la vicenda AGESS erano infatti in quota DS ed ora PD. I loro compagni di partito siedono ancora sul trono dell'attuale giunta della Comunità Montana e sono loro, sempre gli stessi, a partecipare alla lottizzazione della Val Pellice tramite progetti faraonici e di cui si intuisce la dubbia utilità.
Prima tra tutte la Strada delle Cave, che tramite un'opera di propaganda ed una finta trattativa, ora è in fase di costruzione.
Le strutture dell'AGESS, dopo essere cadute per un periodo in disuso, sono state in parte rilevate dalla Regione ed in parte date in gestione alla Comunità Montana. La Regione (e quindi parliamo di fondi pubblici) ha proposto di acquistare la Crumiere a Villar Pellice per 1.750.000 euro dalla procedura fallimentare. Peccato che qualche giorno prima del fallimento fosse in procinto di staccare un assegno da 2.725.000 euro. La struttura di Villa Olanda, la sede di AGESS è stata affidata ad una grossa cooperativa sociale dalla Comunità Montana, perchè ne facesse un centro di attività socio educative. La cooperativa stava per entrare nella struttura quando si è accorta che ai locali mancava l'agibilità, che non c'era mai stata. Tale agibilità non c'era quando la sede era attiva e conteneva tutti gli uffici di AGESS. Tutto è fermo, in attesa che la Comunità Montana (la stessa di Sandretto) provveda.
Il pinerolese doveva inoltre essere al centro di un'innovazione tecnologica, grazie a chilometri e chilometri di fibra ottica che dovevano diventare il fiore all'occhiello di un territorio olimpico florido. Ovviamente è ancora tutto fermo, se non pressochè inutilizzabile. E la cosa triste è che a denunciare queste cose sono solo gli esponenti di centrodestra, che, sono sicuro, non si comporterebbero molto diversamente.


Sciperi e azioni dei metalmeccanici nel pinerolese

Rassegna Stampa — Inviato da pm @ 18:57

METALMECCANICI: ANCORA SCIOPERI E BLOCCHI NEL TORINESE

(AGI) - Torino, 17 gen. - Ancora scioperi spontanei e blocchi stradali, gia' pero' rimossi, dei lavoratori metalmeccanici nel torinese. Un centinaio di dipendenti del Polo di Chivasso ha, infatti, bloccato per circa un'ora il casello 'Chivasso centro' sulla Torino-Milano. Due ore di sciopero sono state fatte dai dipendenti della Pininfarina di Grugliasco con il blocco, a Torino, di Corso Allamano. Sciopero anche all'Automotive Lighting Italia' con blocco della direttissima per Venaria e, infine, manifestazione dei lavoratori dell'Avio che hanno bloccato la statale per Pinerolo.


Quarto giorno di mobilitazione dei metalmeccanici torinesi contro il blocco delle trattative per il rinnovo del contratto di categoria. In diverse aziende del torinese si sono svolti scioperi e vi sono state anche manifestazioni con temporanei blocchi stradali.

A Torino circa 500 lavoratori della Pininfarina hanno sfilato in corteo in corso Allamano, creando problemi alla circolazione stradale. Un centinaio di lavoratori della Automotive Light ha effettuato un presidio a Venaria, alle porte di Torino, e quelli della Skf sulla strada statale per Pinerolo (Torino).
Questa mattina sono poi scesi in sciopero anche i lavoratori del polo di Chivasso che in un centinaio hanno bloccato l’uscita Chivasso centro sdell'autostrada Torino-Milano.

Airaudo: fatti non ultimatum
«Gli scioperi e le azioni spontanee dei metalmeccanici di Torino e del Piemonte - afferma Giorgio Airaudo, segretario della Fiom torinese - smentiscono Federmeccanica e Montezemolo: gli operai sanno fare i conti e non sopportano gli inganni, non si può per mesi riconoscere l’esistenza di un problema salariale, non si possono riconoscere i rischi del lavoro industriale, dopo stragi come quella della Thyssenkrupp, parlare di svalutazione del lavoro e poi alla prima prova concreta non essere disposti a dare aumenti ragionevoli, garantire orari accettabili e certi che sono la precondizione di qualunque cultura della sicurezza. Non vogliamo altre parole - conclude - ma vogliamo fatti e non ultimatum».

METALMECCANICI/ IN PIEMONTE QUARTO GIORNO DI SCIOPERI

Airaudo (Fiom): "Gli operai non accettano inganni"

Torino, 17 gen. (Apcom) - Quarta giornata di scioperi a Torino e in Piemonte per il rinnovo del contratto. Stamattina, oltre 300 lavoratori del polo industriale di Chivasso (delle aziende Emarc, Mac, Ceva, Nct, Fontana) hanno effettuato due ore e mezza di sciopero con manifestazione e corteo fino all'autostrada Torino-Milano.

Due ore di sciopero anche alla Pininfarina di Grugliasco, con circa cinquecento lavoratori che hanno sfilato in corteo su corso Allamano. Corteo sulla direttissima per le Valli di Lanzo per i lavoratori della Automotive Lighting Italia (gruppo Marelli) di Venaria. Corteo sulla statale per Pinerolo da parte dei lavoratori dell'Avio Skf di Villar Perosa. Scioperi anche agli stabilimenti Denso di Poirino e Carmagnola, alla Alessio Tubi di La Loggia (un'ora con presidio davanti ai cancelli), alla Valeo di Santena e alla Teksid di Carmagnola (un'ora con corteo interno).

Scioperi anche nelle altre provincie piemontesi: nella provincia di Verbania si sono registrate fermate alla Lagostina, alla Bialetti, alla Alessi, alla Perucchini, alla Travi Profilati; nel cuneese agitazioni alla Valeo di Mondovì (450 addetti), alla Bitron di Dronero (350 addetti), alla Alstom di Savigliano (1.200 addetti), alle Acciaierie Riva di Lesegno (300 addetti).

Giorgio Airaudo, segretario regionale della Fiom torinese, ha commentato: "Gli scioperi e le azioni spontanee dei metalmeccanici di Torino e del Piemonte smentiscono Federmeccanica e Montezemolo: gli operai sanno fare i conti e non sopportano gli inganni, non si può per mesi - ha affermato - riconoscere l'esistenza di un problema salariale, non si possono riconoscere i rischi del lavoro industriale, dopo stragi come quella della Thyssenkrupp, parlare di svalutazione del lavoro e poi alla prima prova concreta non essere disposti a dare aumenti ragionevoli, garantire orari accettabili e certiche sono la precondizione di qualunque cultura della sicurezza. Non vogliamo altre parole ma vogliamo fatti e non ultimatum".


Coldiretti Torino: “No ai rifiuti del Sud. Stop a nuove discariche su terreni fertili”

Rassegna Stampa — Inviato da ombra @ 18:34

Comunicato stampa Coldiretti anche sulla questione della discarica di Buriasco

TORINO – “No ai rifiuti provenienti dal Sud. Stop all’utilizzo di terreni fertili per localizzare nuove discariche. Ricercare soluzioni tecniche innovative da affiancare agli attuali inceneritori”. Riccardo Chiabrando, presidente Coldiretti Torino, riassume così la posizione dei berretti gialli rispetto al problema rifiuti, e spiega: “Il territorio torinese non può farsi carico dei rifiuti campani; Coldiretti Torino condivide la posizione del presidente della Provincia, Antonio Saitta. Le capacità residue degli impianti esistenti sono limitate e vanno gestite con oculatezza prima dell’avvio dei nuovi siti per evitare che anche da noi si arrivi all’emergenza”.
Chiabrando aggiunge: “Dal dibattito di questi giorni sembrerebbe, inoltre, che il territorio di Buriasco sia già stato individuato come nuovo sito per la discarica del Pinerolese. Coldiretti ribadisce che i terreni di Buriasco sono a massima fertilità. Da sempre ci siamo detti non disponibili ad accettare localizzazioni di nuovi impianti di discariche e di inceneritori su terreni fertili. Ribadiamo che nel Pinerolese esistono aree industriali dismesse, siti militari e terreni a bassissima fertilità che noi riteniamo idonei ad essere individuati a tale scopo. Se l’Ato non prenderà in considerazione tutte le possibili alternative rispetto al sito di Buriasco la Coldiretti, assieme ai cittadini e agli amministratori locali, non esiterà a scendere in strada e a mobilitarsi per sostenere le propria posizione”.
“Per Coldiretti – commenta, inoltre, Chiabrando – la difesa del territorio è un punto da tenere in alta considerazione: in gioco c’è il futuro dell’agricoltura. Espansioni urbanistiche, nuove aree industriali, individuazione di ulteriori siti per discariche e inceneritori, nuove arterie stradali e linee ferroviarie stanno infatti portando alla scomparsa dei terreni fertili. In Piemonte, dal 1991 al 2001, i terreni impermeabilizzati di prima e seconda classe sono passati da 106mila e 113 mila ettari, con una perdita di oltre settemila ettari di terreno produttivo. In quel decennio abbiamo perso per sempre quattromila ettari di suolo fertile, di cui mille ettari di prima classe. A fronte di questa cementificazione smodata, il suolo di prima classe in Piemonte è oggi ridotto a poco più di centomila ettari”.
Il presidente di Coldiretti Torino conclude: “Rispetto al problema generale dei rifiuti noi non siamo convinti che l’unica soluzione sia quella di disseminare sul territorio della nostra Provincia una serie di inceneritori. Sarebbe saggio percorrere anche altre soluzioni tecniche innovative, oggi disponibili sul mercato”.


Noi Alpi! Uomini e donne costruiscono il futuro

Rassegna Stampa — Inviato da ombra @ 09:37
Il nuovo Rapporto sullo stato delle Alpi “Noi Alpi! Uomini e donne costruiscono il futuro”, a cura della CIPRA, Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi, illustra come molti si impegnino con convinzione sia per la protezione, sia per il progresso economico, sociale e culturale della regione alpina.
Il nostro libro mostra come, in molte località e con modalità completamente diverse, molte persone moderne, dinamiche e di successo della regione alpina abbiano saputo dare inizio a un vasto processo di rinnovamento, con cui tentano di contrastare lo spopolamento e la fuga di cervelli” – dichiara Andreas Götz, direttore della CIPRA Internazionale. “Nel libro non si dà la parola ai grandi progetti né alla dipendenza dallo stato, ma alla creatività e all’incoraggiamento dei costruttori di futuro”.
I reportage appassionanti e le immagini di grande intensità presentati nel libro, edito da CDA & Vivalda di Torino, sono opera di autori e fotografi di una rinomata agenzia tedesca che lavora per grandi testate giornalistiche in Germania, ma anche per il “New York Times Magazine”. La base del libro è costituita dallo studio della CIPRA “Futuro nelle Alpi”, nell’ambito del quale è stata raccolta una grande quantità di dati da tutto lo spazio alpino. Nel capitolo conclusivo del Rapporto questi dati approfonditi confluiscono in tabelle, grafici e carte, che mostrano le linee di sviluppo territoriali attualmente in corso nelle Alpi.
Noi Alpi” si rivolge alla popolazione residente così come ai visitatori e alle visitatrici delle regioni alpine, ai responsabili politici e amministrativi, agli esperti e studiosi fuori e dentro le Alpi; in breve, a tutte le persone impegnate a cui sta a cuore il futuro delle Alpi e che, nel lavoro quotidiano o nel tempo libero, si impegnano a favore di uno sviluppo ecologico e sostenibile.
Il libro è pubblicato in italiano, francese, tedesco e sloveno.

CIPRA (Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi): NOI ALPI! Uomini e donne costruiscono il futuro(3° Rapporto sullo stato delle Alpi). 2007, 304 pp., ISBN 978-88-7480-115-2 Prezzo: € 24.90 / CHF 36

Gladio a Pinerolo

Rassegna Stampa — Inviato da ombra @ 10:51

Proprio nel giorno del ricordo della Strage di Piazza Fontana che diede inizio alla Strategia della Tensione, le colonne locali dell'Eco del Chisone pubblicano a tutta pagina la pubblicità di un incontro dell'Associazione Stay Behind.

L'Associazione ha come capo dal 1997, Giorgio Mathieu, ex-gladiatore ed ora coordinatore di Forza Italia. L'Associazione Nazionale Stay Behind, che racchiude tutti gli ex-gladiatori, ovvero quelle persone che costituirono la rete paramilitare di pronto intervento dell'Alleanza Atlantica in Italia denominata, appunto, Gladio, ha sede proprio a Pinerolo, dato che metà del suo consiglio direttivo è proprio di queste zone. E proprio a Pinerolo vengono effettuate la maggior parte delle sua attività. Nel 2004 l'Associazione, con l'appoggio di Cossiga, si era fatta promotrice di una legge revisionista che riabilitava il ruolo degli ex combattenti nel ruolo dell'Italia degli anni 60-70-80. 

Riscrivere la storia, questo l'obiettivo odierno dei Gladiatori, anche attraverso i libri. Come quello del Genarale Inzerilli, dal titolo "La vittoria dei Gladiatori".

Qualche tempo fa, agli albori di internet e poco dopo la pubblicazione degli elenchi di Gladio da parte di Androtti, erano invece state diffuse altre informazioni, da un ex-Gladiatore. Informazioni molto interessanti sul ruolo di Gladio.

Davvero si vuole continuare con il silenzio? Nei prossimi giorni un po' di approfondimenti sulla vicenda.


Vietare i rave: una proposta di legge

Rassegna Stampa — Inviato da ombra @ 11:54

Il 14 novembre scorso, l'On. Giorgio Merlo, vista l'occasione politica datagli dal Teknival organizzato a Pinerolo lo scorso agosto, ha presentato una proposta di legge per la "Disciplina dello svolgimento di raduni a carattere musicale in spazi non attrezzati" n. 3246.

Il 26 novembre la proposta di legge è stata assegnata in sede referente alla I Commissione Affari Costituzionali ed è in attesa del passaggio alle Camere.

E' possibile visualizzare la proposta di legge oppure scaricarla in formato Pdf.

Interessante e tragico è il meccanismo repressivo da cui parte Merlo nella sua analisi: I rave sono manifestazioni di libertà. Purtroppo la droga li ha rovinati. Dobbiamo regolamentarli e renderli legali.

La legge è una copia di quella francese, e, nella sua prima scrittura, mira a vietare i rave-party, applicando sanzioni penali a chi infrange la legge. 


Lusernetta: «Salviamo l'antico ponte»

Rassegna Stampa, Strada delle cave — Inviato da ombra @ 15:20

LUSERNETTA – La frustrazione di Felice Nicolino, accumulata in oltre un anno di attesa, è emersa durante il tavolo tecnico sulla strada delle Cave dello scorso 7 novembre: «Il 26 gennaio 2006, con mia moglie Silvia Bricco e le mie cognate Lorenzina e Irene, abbiamo presentato al Comune di Lusernetta alcune osservazioni, prima che si riunisse la Conferenza dei servizi – spiega -: nessuna risposta, solo il silenzio».

Una delle richieste riguardava «lo spostamento della rotonda a valle del cimitero di Lusernetta in quanto si trova totalmente sui terreni coltivati di proprietà delle sorelle Bricco». Nel documento era stato sottolineato anche la presenza, «nell’appezzamento di Silvia Bricco, di castagni da frutto, che dopo dieci anni di vita stanno raggiungendo una produzione soddisfacente: dieci anni di cure uniti a ingenti spese d’impianto». Un'attività, la castanicoltura, svolta dalla Bricco a tempo pieno.

Tra le altre osservazioni rimaste senza risposta, la necessità di «mantenere un prezioso ponte in pietra a Lusernetta» e la segnalazione di «un problema di sicurezza dovuto alla brina che si forma su un tratto della nuova strada. Essa dipende da una serie di fontane tiepide, meglio conosciute come “caudan”».

A difesa del ponte si è mosso anche Matteo Morena, residente di Campiglione Fenile e membro dell’associazione "Italia nostra", attraverso una lettera inviata qualche settimana fa all’assessore regionale alla Cultura Gianni Oliva: «Da quando ho saputo che il tracciato della nuova strada passava sopra il sito e l'antico ponte sul torrente Serbial – scrive - mi sono adoperato affinché esso venisse salvaguardato. Non sono riuscito ad ottenere che il tracciato venisse spostato di qualche metro dalla Provincia, tuttavia dal Comune di Lusernetta mi avevano assicurato che un nuovo ponte avrebbe permesso di lasciare indenne il sito, passandovi sopra».

Ma così non è stato: «Durante il tavolo tecnico – continua Morena - ci hanno comunicato che il vecchio ponte, per ordine della Regione, sarebbe stato spazzato via». Il motivo? «I tecnici regionali lo ritengono necessario per garantire una "luce" minima al nuovo ponte. A mio avviso, però, si potrebbe ottenere lo stesso risultato realizzando l'attraversamento in un’ansa qualche metro più a monte oppure costruendolo a un livello più elevato, tanto più che adesso la strada scende nell’avvallamento per poi risalire».

Felice Nicolino nutre ancora qualche speranza: «Quel ponte ha una grande importanza per la popolazione di Lusernetta, sensibile alla sua storia – spiega -. Non stiamo dicendo “no” alla nuova strada, ma vogliamo che il progresso non distrugga tutto ciò che gli uomini hanno creato fino ad oggi con fatica e sacrifici. Purtroppo, però, non percepisco negli amministratori la volontà di ascoltare e dialogare».

Durante il tavolo di lavoro, approfittando della presenza dei tecnici della Provincia, Nicolino, residente a Campiglione, ha segnalato anche i problemi di sicurezza sul tratto di strada tra il ponte di Bibiana e il Comune di Campiglione Fenile: «In due chilometri si sono già verificati numerosi incidenti gravi, con ben nove morti e due invalidi permanenti. A tutt’oggi nessuno si è premurato di segnalare in modo decente almeno il pericoloso incrocio per Fenile».

Eco del Chisone 


[TAV] L'elettrodotto preoccupa il Comune

Rassegna Stampa — Inviato da ombra @ 11:21

USSEAUX - Nessuno scandalismo, per carità. Il maxi-elettrodotto da 500.000 volt che dal tunnel di Venaus dovrà raggiungere Piossasco, non è ancora all'ordine del giorno. Il tunnel stesso (se si farà) sarà pronto solo tra molti anni, come del resto tutte le opere legate alla Tav; e poi nel Piano energetico regionale, della nuova linea di tralicci non c'è traccia; infine se è vero che i Comuni interessati (tra cui Usseaux, Fenestrelle e Roure) non ne sapevano nulla, è vero anche che si tratta solo di uno studio per la Valutazione ambientale strategica (Vas), non di un progetto vero e proprio.

Ma c'è un però. Anche se lo avessero saputo prima della pubblicazione su "L'Eco" di due settimane fa, i Comuni probabilmente avrebbero comunque incontrato qualche problema a metterci il becco.

Lo studio, pubblicato a maggio sul periodico "L'energia elettrica" ed eseguito da quattro incaricati di Terna Spa (Gruppo Enel), individua il percorso più vantaggioso per l'elettrodotto, calcolando morfologia, costi e un'infinità di altri parametri. Tiene conto di modelli informatici, quadri normativi, sopralluoghi. Il percorso dei tralicci passerebbe per alcune delle aree di maggior pregio dell'alta valle (Parco Orsiera, Colle delle Finestre e Pian dell'Alpe).

Secondo gli autori, in questa fase si fa ancora in tempo a correggere le criticità «senza portare i conflitti nella fase autorizzativa», quando ormai il progetto è troppo rigido e delineato. Tav docet.

Ad agitare un po' i sonni dei sindaci ci si mette però la Corte di Cassazione, che con una sentenza del 18 luglio scorso taglia corto sul ruolo degli enti locali: stabilisce che la costruzione di un elettrodotto, quale opera di interesse statale, non è necessario il rilascio del permesso di costruire da parte del Comune. La sua realizzazione è sottoposta a proprie regole costruttive. E la compatibilità urbanistica è rimessa alla valutazione del ministero dei Lavori pubblici (sopra i 150 kV) o della Regione (sotto i 150 kV). Il nostro è 500 kV. Decide Roma.

«La mia posizione su nuovi tralicci è da sempre netta e devo purtroppo dichiararmi tra quelli che dicono no», ha scritto il sindaco di Usseaux nei giorni scorsi in una lettera a Regione, Provincia e Comunità montana.

Il sindaco non si spiega la nuova linea ipotizzata: «Ma se proprio il 500 kV deve arrivare a Piossasco, è necessario posare nuovi tralicci? O non sarebbe meglio potenziare la linea già esistente del 380 kV che dal Moncenisio arriva a Venaus e da qui a Piossasco?».

Conclude Sgarbanti: «Spero sinceramente che questa vicenda non diventi la "No kV" della Val Chisone».

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Un pezzetto di Tav anche in Val Chisone?

Rassegna Stampa — Inviato da ombra @ 11:15
I più attenti saranno a conoscenza da tempo dell'interconnessione, e del fatto che è stata pianificata. Anche se nel gran parlare di treni, Alta velocità, tavoli tecnici, il dettaglio ai più potrebbe essere sfuggito.
  Uno studio abbozza il percorso del maxi-elettrodotto Italia-Francia
50 km di cavo da 500 Kv e tralicci da Venaus a Piossasco, attraverso Usseaux, Fenestrelle e Roure.
Chi sapeva che nel tunnel della Tav passerà anche la nuova linea elettrica d'interconnessione Italia-Francia? Si tratta del maxi-elettrodotto da cinquecentomila volt in corrente continua che dalle centrali transalpine deve raggiungere il Piemonte. Quel grande cavo dispensatore di energia elettrica - secondo i progetti di Ltf Sas (Lion Turin Ferroviaire) - sbucherà dalla galleria a Venaus, e da lì dovrà raggiungere per via aerea (leggasi tralicci) la stazione elettrica di Piossasco. Passando anche, ipotizza uno studio firmato Terna Spa (la società delle reti ad alta tensione) per Usseaux, Fenestrelle e Roure.
Adesso anche la Val Chisone ha il suo pezzetto di Tav.

Ci pensa un articolo pubblicato sul periodico "L'Energia elettrica" della Aeit (Federazione italiana di elettrotecnica) a rinfrescarci le idee sul percorso della colonna di tralicci, lunga una cinquantina di chilometri.
Il titolo: "Valutazione ambientale strategica (Vas): il caso studio dell'interconnessione 500 kV c.c. Italia Francia". Le firme, prima della sigla «Terna Spa» sono quattro: Sabrina Viola, Massimo Ceccariglia, Nicoletta Rivabene e Adel Motawi.
Non si tratta ancora di un tracciato vero e proprio, piuttosto di una «individuazione preliminare dei corridoi ambientali» cioè delle porzioni di territorio che presentano i requisiti tecnici, ambientali e territoriali più idonei per ospitare la nuova linea di trasmissione.
Però è chiaro che «i risultati emersi da tale studio - come si legge invece nelle conclusioni - rappresentano un primo passo importante verso l'identificazione del corridoio ambientale in grado di ospitare la futura infrastruttura elettrica».
Gli autori mettono le mani avanti e concludono spiegando che «la Vas rappresenta lo strumento tramite il quale è possibile individuare numerose criticità di carattere ambientale, territoriale, antropico, in una "fase anticipata" ancora pianificatoria e ad elevata flessibilità, senza portare i conflitti nella fase autorizzativa in cui il progetto delineato limita di fatto possibili cambiamenti, rendendo difficoltoso l'inserimento territoriale dell'opera».
Insomma, sono previste «analisi di maggior dettaglio di concerto con le strutture amministrative coinvolte». Lo studio però è pubblicato da maggio e il sindaco di Usseaux, uno dei Comuni interessati nella sua parte di maggior pregio naturalistico (Colle delle Finestre, Pian dell'Alpe, Parco Orsiera) non ne sapeva nulla fino a pochi giorni fa: «Gli enti locali non sono informati. Neanche la Comunità montana. Se qualcuno non mi avesse mostrato la rivista non avrei avuto idea dell'esistenza di questa ipotesi», commenta il primo cittadino Adriano Sgarbanti. «Se si tratta di ciò che temo, sono pronto a salire sulle barricate. Ho impedito che i cavi della fibra ottica fossero aerei, figuriamoci i tralicci al Pian dell'Alpe, sarebbero un massacro».
Vorrebbe tanto sapere se quelle dieci pagine, complete di grafici, elaborazioni, immagini e cartine, abbiano o meno la rilevanza che dicono di avere. Lo studio spiega passo a passo il metodo applicato, i livelli di approssimazione sempre più dettagliati, dall'analisi delle normative alla definizione di una grande area di studio, dove individuare via via i corridoi principali (sulla base dei costi e dei criteri ambientali) e infine un corridoio preferenziale, che tenga conto della morfologia e della presenza umana.
Sono illustrati pure i criteri "Erpa" che classificano le zone di esclusione (come gli aeroporti) repulsione (come i parchi naturali), problematicità (le aree dove gli enti locali presentano un'oggettiva motivazione) e aree di attrazione (a migliore compatibilità paesaggistica). Il risultato è nell'immagine che riportiamo, tratta anch'essa da "L'Energia elettrica" di maggio-giugno 2007.

Luca Prot

Fonti notav.eu | Eco del Chisone 


Pinerolo: telecamere in centro, ma non all'Olimpica

Rassegna Stampa — Inviato da ombra @ 14:08
Città videosorvegliata
Pinerolo: telecamere in centro, ma non all'Olimpica

 

Ricorda, inquietante, un film di Hitchcock l'acronimo "Psico" che contraddistingue invece il progetto "Pinerolo sicura e controllata".

L'Amministrazione con "Psico" ha partecipato al bando regionale in materia di sicurezza, ottenendo un finanziamento che coprirà, in parte, le spese di acquisto di telecamere di videosorveglianza che saranno collocate, nei prossimi giorni, nelle aree perimetrali di piazza S. Donato, palazzo comunale, palaghiaccio, parcheggio dell'ospedale Agnelli e accesso al tribunale.

Le installazioni «rispetteranno tutte le normative in materia di tutela della privacy» tranquillizza la Giunta Covato, annunciando l'obiettivo di scoraggiare episodi di micro criminalità e vandalismo.

Stupisce che tra le zone controllate non compaia il famigerato (la cronaca recente giustifica l'aggettivo) sottopasso della stazione Olimpica, oggi "attrezzato" - si fa per dire - con finte telecamere dai fili di collegamento pendenti che non riuscirebbero a farsi credere vere neanche da balordi con quoziente intellettivo prossimo allo zero.

Eco del Chisone 


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